venerdì 21 marzo 2014

GRU

Nome scientifico: Grus grus
Taglia: 90-150 cm
Peso: 5 kg circa

I gruidi sono uccelli molto caratteristici con zampe lunghe e collo lanciato, le cui dimensioni vanno dai 90 ai 150 cm di lunghezza.
In volo (lo stormo si sposta con la tipica formazione a V), le gru hanno testa e collo protesi in avanti, al contrario degli aironi (ardeidi) che volano con il collo incurvato a S, ed emettono il tipico verso strombettante "kru" o " kri-kru".
Le gru si presentano con un piumaggio grigio, la testa è bianca e nera con una macchia rossa sul vertice. Il lungo becco è circondato da un piumaggio nero che si allunga verso la gola, sulla nuca e sulla fronte; lateralmente agli occhi si prolunga una mascherina bianca. Le penne sopra la coda sono allungate e cascanti e terminano con un ciuffo dalle estremità più scure. I giovani si riconoscono per l'assenza di macchie scure sulla testa e per la coda meno "cespugliosa".

Habitat naturale
: La gru, al di fuori del periodo riproduttivo, manifesta delle abitudini gregarie molto intense, costituendo dei gruppi numerosi e grazie ai continui richiami sonori tutti i componenti si mantengono in contatto. Trascorrono l'inverno in luoghi tradizionali dell'Europa meridionale e nel Nordafrica. La Gru nidifica su di un vasto areale che va dalla penisola scandinava alla Siberia orientale, ma in passato esistevano aree riproduttive anche nell’Europa centro-meridionale, come ad esempio il Delta del Po.

Alimentazione: Nei quartieri di svernamento le gru si cibano prevalentemente di vegetali come cereali, patate e ghiande. Nei luoghi di riproduzione, come distese paludose e acquitrini, si nutrono anche di insetti e pesciolini.

Riproduzione: Le coppie sono stabili nel tempo e fedeli ai territori di nidificazione. Il nido, una piattaforma di materiale vegetale, viene costruito sul terreno al margine di laghi o paludi, preferibilmente in aree alberate e indisturbate. Depone di solito due uova che verranno incubate sia dal maschio che dalla femmina. Entrambi i genitori, inoltre, partecipano allo svezzamento dei piccoli.
Da:http://www.animalinelmondo.com/animali/volatili/759/gru.html


SIMBOLISMO
Il simbolismo generale della gru è legato ai concetti di giustizia, di longevità,  la gru è la personificazione di anima giusta e compassionevole. Nella tradizione cinese la gru – è attribuita agli spiriti –all’ immortale. Così, secondo la leggenda, un uomo di nome Vantszy Qiao, diventai immortale, volando in cielo su una gru. Si ritiene che la gru vive mille anni grazie al collo piegato, e per questo possiede una respirazione  che aggiorna continuamente il respiro (la tecnica utilizzata dai taoisti). La gru accompagna  i morti in cielo, e guida gli angeli.

E’ associata ai cipressi ed ai pini (ed è anche un simbolo di longevità).  Anche in Giaponne c’era presente una simile credenza della gru. C'era un rito diffuso a mangiare un piatto di riso cotto, cresciuto nella contea Kuru ("gru"). Credevano che questo piatto garantisse  longevità  e  salute, allontanasse gli spiriti maligni. 
In alcune tradizioni, la gru è considerata tale da essere associata alle piogge e la fertilità. Ad esempio era  l'uccello dedicato a Kronos divinità agricola greca (Saturno, il dio dei raccolti). Nel cristianesimo la gru è un simbolo del buon vivere. Viene raffigurata  allegoricamente  come un simbolo di giustizia: si tiene in piedi con una zampa sola mentre sull’altra  tiene il sasso  - che simboleggia la vigilanza.
Da:  http://www.gongoff.com/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=140:la-leggenda-della-gru&catid=38:varieta&Itemid=71 


SIMBOLISMO SCIAMANICO
Uccello della luna sacro alla triplice dea e legato al regno inferiore. Simbolo del viaggio sciamanico, della conoscenza dei misteri e dei segreti, ma anche di solitudine, di giustizia, vigilanza, longevità e intelligenza. Guida nei mondi inferiori.
Da: http://www.spaziofatato.net/sciamanesimo5.htm

La gru è un animale solare e soprattutto nel suo aspetto di portatrice di guarigione ed espressione di salute a tutti i livelli, che annuncia e reca nuova vita come l'airone e il cigno, in ogni caso con qualche legame con l'Altromondo, soprattutto quello sotterraneo. Infatti sue raffigurazioni sono state trovate su armi, corazze, scudi e altri oggetti da combattimento ed è possibile che la gru fosse uno degli animali totemici di qualche clan di guerrieri. 
Appare talvolta sulla schiena di cavalli dalla testa umana o di tori come il Tarvos Trigaranus, il <<Toro dalle Tre Gru», e ha un legame con il calderone simbolo di iniziazione e trasformazione. E quindi associata alla dea scozzese Cailleach e al dio irlandese Manannan, che possedeva un borsa confezionata in pelle di gru in cui conservava i suoi magici tesori.
Veniva considerata il guardiano delle porte dell' Altromondo, dove vi erano tre gru che urlavano ai viandanti: «Vietato entrare! Vietato avvicinarsi! Continuate il cammino!». I suoi tre colori, bianco, nero e rosso, la fanno una degna rappresentante della Triplice Dea. Una tradizione irlandese parla di una delle meraviglie d'Irlanda, una gru trovata a Inis Kea, contea di Mayo, uccello che era in vita dall'inizio del mondo. E molto probabile che questa fosse una delle forme scelte dalla Dea Madre, come forza creatrice, per manifestarsi nel mondo terreno.
Da: http://moak.altervista.org/articoli/simbolismo_degli_animali.htm


GRU JAPONENSIS
Classificata come Gru Japonensis e comunemente nota come Gru della Manciuria o Gru Coronata di rosso per il colore delle piume che ne ornano il capo, questo volatile deve la sua popolarità alla presenza nella sua livrea dei colori bianco e rosso, simboli di purezza e virilità. La gru è simbolo bene augurante per una lunga e felice vita coniugale, è un animale che rimane fedele al proprio compagno per tutta la sua esistenza.  La gru giapponese è uno dei simboli più importanti della tradizione culturale giapponese, essa è un simbolo di felicità e longevità, tanto che regalare una gru di origami significa augurare mille anni di vita! 
Alla gru si attribuisce  il potere di vivere mille anni, è convinzione comune in Giappone che l'atto di realizzarne con l'origami un grande numero, conferisca longevità e buona salute non solo a colui che le piega, ma anche a colui che le riceverà in dono... La leggenda dice che chiunque pieghi mille gru avrà i desideri del proprio cuore esauditi. A causa di questa legenda e di una piccola ragazza giapponese chiamata Sadako Sasaki, la gru giapponese è diventata un simbolo di pace. 
Sadako fu esposta alle radiazioni della bomba atomica di Hiroshima quando era una bambina e questo minò inesorabilmente la sua salute.  Nel 1955, aveva 12 anni e stava morendo di leucemia. Sentendo questa legenda decise di piegare mille gru in modo che si avverasse il suo desiderio di poter continuare a vivere. Il suo sforzo non riuscì ad allungare la sua vita, ma spinse i giapponesi ad erigerle una statua nel Parco della Pace di Hiroshima: una ragazza in piedi con le mani aperte ed una gru che spicca il volo dalla punta delle sue dita. Ai suoi piedi, ghirlande di gru donate dai visitatori incorniciano la targa recante la scritta: " Ecco la speranza e la preghiera: che la pace regni nel mondo".
Da: http://yunacosplay.altervista.org/curiosita2.htm


sabato 15 marzo 2014

AQUILA


Aquila è un genere di uccelli della famiglia Accipitridae.

Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Ordine Accipitriformes
Famiglia Accipitridae
Sottofamiglia Buteoninae
Genere Aquila

IN NATURA

Tutte le aquile sono caratterizzate da particolare robustezza e prestanza fisica, becco potente ed uncinato, testa grande, ali ampie, corpi generalmente ricoperti di piume sino al piede che presenta artigli robusti e affilati. Le aquile dispiegano un volo potente, spesso veleggiato, e maestoso; piombano dall'alto rapidissime sulle prede per poi afferrarle a volo radente.
Come tutti i rapaci, le aquile, dopo aver immobilizzato la vittima, iniziano a divorarla ancora viva e, spesso, la inghiottono intera per poi rigettarne ossa, penne e piume che non riescono a digerire.
Il cibo di questi rapaci è vario, ma sempre di origine animale. L'Aquila reale preda lepri, fagianidi, corvidi, tartarughe, piccioni, conigli, pica, giovani cerbiatti. L'Aquila codacuneata, preda anche grossi pitoni, koala, opossum, canguri, wallabys, uccelli del paradiso e piccoli marsupiali.


Il genere Aquila comprende le seguenti specie:
Aquila rapax (Temminck, 1828) - aquila rapace
Aquila nipalensis Hodgson, 1833 - aquila delle steppe
Aquila adalberti Brehm, CL, 1861 - aquila imperiale iberica
Aquila heliaca Savigny, 1809 - aquila imperiale orientale
Aquila gurneyi Gray, GR, 1861 - aquila di Gurney
Aquila chrysaetos (Linnaeus, 1758) - aquila reale
Aquila audax (Latham, 1802) - aquila cuneata
Aquila verreauxii Lesson, 1831 - aquila di Verreaux
Aquila africana (Cassin, 1865) - aquilastore di Cassin
Aquila fasciata Vieillot, 1822 - aquila di Bonelli
Aquila spilogaster (Bonaparte, 1850) - aquila minore africana
Aquila di Cattolica (Davì, 1958)-aquila romagnola

LEGGENDE, MITI E SIMBOLI

L'aquila, grazie alle sue caratteristiche di grosso rapace, dalla vista acutissima, dal volo maestoso, dalla capacità di volare ad altezze irraggiungibili e piombare con velocità impressionante sulle prede, ha destato in tutti i popoli antichi il mito dell'invincibilità, paragonato ora al sole, ora al messaggero degli dei o allo stesso Dio. Se il leone è ritenuto il re degli animali terrestri, l'aquila è la regina dei volatili. Nell'antica arte sumerica si trovano reperti archeologici, che mostrano un animale con corpo d'aquila e testa di leone: emblema di sovranità sulla terra e sull'aria.[2] Simbolo celeste e solare, l'aquila indica pure acutezza mentale e d'ingegno, tanto che ancor oggi, parlando di una persona d'intelligenza mediocre, se non scarsa, si ricorre alla litote: «Quella persona non è certo un'aquila». A "canonizzare" questa metafora ci pensa Dante Alighieri, allorché nella sua Divina Commedia parla di Omero, che ai tempi del sommo poeta era considerato una delle più grandi menti mai esistite:
« Quel signor dell'altissimo canto, / che sovra gli altri com'aquila vola »
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, IV, 95-96)
D'altra parte anche l'antico proverbio latino
Aquila non capit muscas (L'aquila non cattura mosche)
che sta ad indicare come i grandi non si curino delle piccole cose, attribuisce automaticamente all'aquila il simbolo di grandezza.
Altra caratteristica dell'aquila, secondo antiche credenze, è quella di poter fissare con lo sguardo il sole senza che i suoi occhi ne patiscano. Conferma questa credenza anche Dante Alighieri, affermando nel I canto del Paradiso (vv. 46-48):
«.../ quando Beatrice, in sul sinistro fianco / vidi rivolta e riguardar nel sole:/ aquila sì non li s'affisse unquanco.»

L'aquila nelle tradizioni precristiane e precolombiane
Nello sciamanesimo asiatico l'aquila era il simbolo di un dio e presso il popolo degli Jakuti Siberiani il suo nome è il medesimo del Dio Creatore e gli sciamani, intermediari fra il popolo e la divinità, erano detti "figli dell'aquila". È l'aquila infatti, secondo tale credenza, che trasporta l'anima dello sciamano durante la sua fase d'iniziazione.
Secondo la mitologia greca, Zeus si trasformò in aquila per rapire Ganimede.
Nella mitologia dei pellerossa l'aquila è la rappresentazione tangibile di Wakan Tanka, il Grande Uccello del Tuono, che elargisce i raggi solari ed è la manifestazione del Grande Spirito, la divinità suprema. Il diadema che ornava la testa dei grandi capi indiani era fatto di penne d'aquila, simbolo solare, e penne d'aquila, artigli e addirittura teste di questo regale uccello costituivano un corredo di amuleti indispensabile ad ogni guerriero. Nella "Danza del Sole" i partecipanti indossavano piume di aquila ed un fischietto di osso dello stesso uccello.
Nella mitologia azteca il dio-sole Tonatiuh era rappresentato da un'aquila, confermando anche qui la valenza solare che il mito assegna a questo uccello.
L'aquila fu anche considerata uccello aruspice, messaggero che portava i presagi dagli dei agli uomini. Nell'Iliade Priamo, prima di recarsi presso il nemico Achille per ottenerne il corpo del figlio Ettore, ucciso dall'eroe greco, offre a Zeus una libagione chiedendogli che gl'invii «…l'uccello che ti è caro fra tutti e che ha la forza suprema […] e il prudente Zeus ascolta la sua preghiera e subito lancia l'aquila, il più sicuro degli uccelli, il cacciatore fosco che è chiamato il nero.»
L'aquila era, secondo la mitologia greco-romana, la portatrice dei fulmini di Giove e veniva anche raffigurata con i fulmini tra gli artigli. E così, leggermente modificata, compare nell'emblema degli Stati Uniti d'America.
Portatrice di fulmini ma anche protettrice da essi: secondo Plinio il Vecchio i greci antichi a questo fine inchiodavano aquile sulle porte delle loro case. 
Essa è nemica mortale del serpente, che attacca e uccide. Così viene mostrata su antiche monete greche e galliche, mentre in Siria la leggenda vuole che Etana, pastore divenuto re, abbia salvato l'aquila dalle spire del serpente cui l'uccello aveva divorato i figli. L'aquila, per ricompensarlo, lo avrebbe portato sulle sue ali fino in cielo.


L'aquila nella mitologia norrena
Secondo la mitologia norrena, l'aquila è l'eccelso tra gli uccelli, poiché sa volare molto in alto e può fissare il sole: è dunque emblema della percezione diretta della luce divina e della suprema sublimazione.
È altresì animale rapace, nemico dei serpenti, che strisciano sul terreno, e ciò ne accentua la simbologia di antagonista della materialità. Un'aquila con un falco tra gli occhi – immagine che simboleggia una straordinaria percezione visiva – è appollaiata sui rami dell'albero cosmico Yggdrasill e scambia continuamente cattive parole con il serpente Níðhöggr, che con altri ne rode le radici. La connessione dell'aquila con l'albero cosmico appare confermata non solo da un verso che recita «sui rami dei frassini si posano le aquile», bensì anche là dove si parla di un'aquila che si trova sopra la Valhalla, dimora di Odino, nello stesso luogo in cui cresce l'albero Læraðr, da identificare con l'albero cosmico.
L'aquila è dunque un uccello sacro, iniziatico e dotato di grande sapienza, e sul suo becco sono incise le rune. È estremamente sapiente perché è l'uccello delle origini, il primo che vola sul mondo ogni volta che un nuovo ciclo ha inizio. Dall'alto dello spazio e dall'alto del tempo, essa ha chiara percezione del mondo.
L'aquila è altresì uccello di Odino: sotto forma d'aquila egli compie il furto dell'idromele, che rende poeta chi lo beve; a tale mito alludono verosimilmente i suoi appellativi Arnhöfði, «testa d'aquila», e Örn, «aquila».
Come un sacrificio al dio dev'essere presumibilmente intesa anche la pratica crudele di mettere a morte i nemici incidendo la cosiddetta «aquila di sangue» (rista blóðörn): ciò consisteva nello staccare le costole dalla spina dorsale, aprirle come ali d'aquila ed estrarre i polmoni della vittima.
Alla definizione dell'aquila quale uccello di Odino non è estranea la qualità rapace dell'uccello, che si nutre di cadaveri: la metafora «rallegrare le aquile», «dare cibo all'aquila» vale «uccidere molti nemici».
La trasformazione magica in aquila non è tuttavia prerogativa esclusiva del dio: così, infatti, è detto dello jarl Fránmarr che vuole proteggere due donne dall'assalto di un esercito; così soprattutto è detto di taluni giganti quali Þjazi, il rapitore di Idunn, Suttungr, derubato da Odino del sacro idromele, o Hraesvelgr, che col battito delle sue ali possenti genera il vento sulla terra.

L'aquila nell'iconologia e nel simbolismo cristiano
Nell'antico testamento il Libro di Ezechiele inizia con la descrizione di una visione del profeta-autore:
« Al centro apparve la figura di quattro esseri animati che avevano sembianze umane ed avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. […] Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d'uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d'aquila. »
(Ezechiele, 1, 5-10)
Si tratta del Tetramorfo, figura ripresa da San Giovanni evangelista nell'Apocalisse:
« Il primo vivente era simile ad un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'un uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola. »
(Apocalisse di San Giovanni, 4, 7)

La sua funzione di psicopompa si è evoluta, dalla leggenda siriana di Etana, nota sicuramente alle prime comunità cristiane, in immagine di Cristo salvatore, che porta le anime in cielo. Così già il Deuteronomio, nel Cantico di Mosé, assimila la figura di Dio all'aquila:
Come un'aquila incita la sua nidiata e aleggia sopra i suoi piccoli, così Egli spiega le ali, lo prende e lo porta sulle sue penne.
ove quell'Egli è il Signore.
Scrive Filippo di Thaon, monaco e poeta normanno del XII secolo:
« L'aquila significa / il figlio di Santa Maria, / che è un re di tutti gli uomini / senza alcun dubbio, / sta in alto e vede lontano, / sa bene che cosa deve fare »
(Filippo di Thaon, Bestiario)
seguendo quanto ancor più esplicitamente aveva detto Sant'Ambrogio in proposito, nel suo commento ad un passo dei Proverbi:
L'aquila si comprende come quella del Cristo che, col suo volo, è sceso in terra. Questo genere di animale non riceve cibo prima che la castità di sua madre sia dimostrata quando con gli occhi aperti, senza battere le ciglia, può contemplare il sole. È dunque a giusto titolo che questo animale è paragonato al Salvatore perché, quando vuole catturare qualche essere, non calpesta il suolo, ma elegge un luogo elevato: così il Cristo, sospeso all'alta croce, in un fracasso terribile ed in un volo tonante prende d'assalto gl'inferi e porta via verso i cieli i santi che ha afferrato.


L'aquila rigeneratrice
L'aquila aveva anche fama di rigenerarsi. Secondo una leggenda, all'aquila anziana si annebbiava la vista e si appesantivano le ali. Essa allora volava in cielo e bruciava le sue ali e il velo che le copriva gli occhi al calore del sole, dopo di che scendeva in terra ed immersasi tre volte in una fonte tornava ad essere giovane e vigorosa. Questa leggenda fu ripresa nella iconografia cristiana grazie ai versi del Libro dei Salmi:
«Egli [il Signore] perdona tutte le tue colpe, / guarisce tutte le tue malattie; / salva dalla fossa la tua vita, / ti corona di grazia e di misericordia, / egli sazia di beni i tuoi giorni / e tu ti rinnovi come aquila la tua giovinezza.» e Sant'Ambrogio fa sua quest'interpretazione nei suoi Sermoni:
«A dire il vero si tratta di una sola, autentica aquila, Gesù Cristo, nostro Signore, la cui gioventù è stata rinnovata quando è risuscitato dai morti. Infatti, dopo aver deposto le spoglie di un corpo corruttibile, è rifiorito rivestendo una corona gloriosa.»

Altra simbologia
L'aquila è stata attribuita come simbolo a San Giovanni Evangelista in quanto con la sua visione descritta nel Libro dell'Apocalisse avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo, come descritto nel Prologo del suo Vangelo, così come l'aquila può fissare direttamente la luce solare.Tale attribuzione è attestata ai tempi di Sant'Agostino (IV - V secolo). San Giovanni Evangelista viene paragonato all'aquila da Dante Alighieri, quando nella cantica del Paradiso immagina di parlare proprio con l'Evangelista:
« Non fu latente la santa intenzione / dell'aguglia [aquila, n.d.r.] di Cristo, anzi m'accorsi / dove volea menar mia professione. »
(Dante Alighieri, Paradiso, XXVI, 52-54)
L'aquila viene anche considerata come simbolo del cristiano, chiamato dal battesimo a nuova vita e la frase del Vangelo secondo Luca: «laddove sarà il corpo, le aquile si raduneranno»[21] venne interpretata da commentatori medievali che paragonarono il corpo al Cristo e le aquile che vi si radunano intorno, alle anime cristiane.

Simbologia negativa
L'aquila, a anche della sua voracità e della rapidità con la quale si avventa sulla preda, ebbe anche connotazioni simboliche negative. La credenza che si cibi di pesci raggiunti e ghermiti mentre nuotano tranquilli, ne ha determinato un'interpretazione negativa, soprattutto riguardo al fatto che il pesce era considerato dai primi cristiani un simbolo di Cristo. Sotto questo aspetto essa venne vista anche come simbolo di Satana, che attacca e ghermisce le anime, sottraendole alla loro normale destinazione cristiana. A questa interpretazione simbolica negativa ha contribuito certamente anche la classificazione dell'aquila come animale impuro, quindi non edule, che viene data nel Deuteronomio.

Con questa ricchezza di attribuzioni simboliche, l'aquila non poteva mancare negli emblemi e stemmi di qualsiasi genere: rappresentativi di eserciti, città, nazioni, casate nobiliari o di società sportive.

Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Aquila


In tutte le tradizioni l’Aquila incarna la potenza cosmica. È il re di tutti gli uccelli, avendo il dominio assoluto dell’aria; è l’equivalente celeste del leone. Dalle sue qualità reali o presunte deriva la sua simbologia. Il suo librarsi verso l’alto nel cielo, fino ad altezze impossibili per l’uomo, lo rende simbolo di qualsiasi movimento ascensionale, dalla terra al cielo, dal mondo materiale al mondo spirituale, dalla morte alla vita. Elevandosi verso l’alto, può alimentarsi del fuoco superiore, presente in massima misura nel sole, con un conseguente ringiovanimento. È infatti considerato un uccello solare, detto anche “uccello di fuoco”, per la sua capacità di sfidare il sole guardandolo senza bruciarsi e assimilando la potenza dai suoi raggi. L’Aquila viene associata al serpente, che contribuisce al suo significato, formando una coppia di opposti complementari, dove l’Aquila simboleggia la luce, il cielo, le forze superne, mentre il serpente è l’oscurità, la terra, le forze ctonie. L’Aquila nutrendosi di serpenti incarna idealmente il trionfo del bene sul male. Universalmente, gli dei, i grandi eroi, i re o capi si appropriano della sua forza scegliendola come loro attributo. Nelle tradizioni antiche vediamo ripetersi come una costante l’analogia dell’Aquila come vittoria del bene sul male, dell’elemento olimpico su quello titanico. Un mito ellenico ci tramanda la leggenda dell’Aquila, inviata dal dio olimpico Zeus a divorare il fegato del titano Prometeo, come castigo per aver rubato il fuoco agli dei per farne dono agli uomini. Nell’antica Grecia l’Aquila è l’animale sacro a Zeus, che tradizionalmente è rappresentato seduto in un trono con al suo fianco un aquila dalle ali spiegate. In India, Garunda è l’Aquila che serve da cavalcatura a Vishnu e illustra la vittoria del bene sul male. Nella tradizione irano-aria l’Aquila è l’incarnazione della “gloria” dello hvarenò, come forza mistica e un potere dall’alto, che scende sui sovrani e sui capi, li fa partecipi della natura immortale e li testimonia con la vittoria. Infatti negli Arii, che vivevano ogni combattimento come lotta metafisica fra forze olimpiche e forze titaniche, considerandosi come milizia delle prime avevano come loro simbolo l’aquila. Circa il concetto dell’immortalità è anche proprio degli antichi egizi. Solo una parte dell’essere umano è destinata ad una esistenza eterna celeste in stati di gloria, il cosiddetto Ba. Questa parte nei geroglifici egizi è raffigurata come Aquila. Presso gli Irochesi, Oshadagea, la “grande Aquila della rugiada”, è al servizio del dio del Tuono, Hino. Porta sulle spalle un lago di rugiada, con la quale innaffia regolarmente la terra, per permettere alla natura di proseguire la sua opera, anche dopo essere stata attaccata dagli spiriti maligni. Animale psicopompo, accompagna le anime nel loro viaggio dal mondo dei vivi al mondo dei morti. È anche un uccello augurale, di cui gli antichi interpretavano il volo. 

Da: http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/animali/aquila.html